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Di commesse indisponenti e di politiche aziendali discutibili

Non sono una tipa che lesina sorrisi, non sono una sgarbata, di quelle che non sanno cosa vuol dire buongiorno e grazie…anzi.

Non amo le smancerie eccessive, ma amo la cortesia e la buona educazione, ergo DETESTO profondamente entrare in un negozio e sentirmi completamente ignorata.

Ora, la mia capacità di fare shopping è fuori discussione, comprerei un piatto di porcellana cinese e lo inserirei magnificamente in un contesto che so…bucolico, shabby e romantico…o magari lo compro e poi lo tengo chiuso per anni…ma caspita se mi piace deve essere mio…questo per dire che non sono una che “dò un’occhiata grazie (e basta)”, una di quelle clienti insomma che ti smontano un negozio intero ed escono a mani vuote e senza nemmeno un ” grazie arrivederci”…

Sono una che entra per comprare, anche se poco compra, si annuncia con un buongiorno e con un sorriso, sorriso che si spegne quando come commesse/i ti trovi dei manichini con musi lunghi e  di pessimo umore che si sentono in dovere e diritto di risponderti così come gli gira la luna.

Sono dell’idea che se scegli un lavoro, o se un lavoro sceglie te, di questi tempi, tu debba ritenerti fortunato, e a meno che tu non sia a nero e sfruttato ( in questo caso allora meglio scappare/cambiare che sentirti ogni giorno un prigioniero) tu abbia l’obbligo e il dovere morale di essere disponibile. Non felice, non sorridente e allegro, semplicemente cortese e disponibile.

La cortesia è merce sempre più rara, ecco allora  che entri e la commessa mette a posto lo scaffale  al tuo buongiorno (premetto il mio shopping è in ore a folla ZERO) non risponde, magari le chiedi indicazioni e ti mugugna qualcosa di incomprensibile.  Capita nei franchising (vedi Zara Home), capita nei singoli punti vendita ( vedi la commessa al telefonino che neanche alza gli occhi ), capita in libreria (dove a parte rare eccezioni, nemmeno sanno darti informazioni su quando potrà arrivare quel dato libro), capita al bar modaiolo dove la tazzina di caffè ti viene “sbattuta” sul bancone e devi ringraziare la sorte che la nera bevanda non ti arrivi addosso.

Perchè? Perchè tanta arroganza, tanta poca cortesia?

Giulia mi dice che spesso è una vera e propria politica aziendale, dare al cliente poca considerazione, o quantomeno quella strettamente necessaria. Credo sia giusto in linea di massima, se si volesse coccolare ogni cliente come se fosse unico a quel punto dovremmo trascurare tutti gli altri.

Ma come in ogni cosa, è la nostra capacità di interpretare momenti e situazioni a fare la differenza, così come la nostra voglia di non essere automi e soggetti passivi di un sistema che ci vuole soldatini.

Un sorriso, un semplice sguardo non costano nulla, nessun manager ci potrà rimproverare di essere stati gentili e cortesi, e la nostra vita ne guadagnerà in solarità e buon umore.

Questo è quello che penso, per questo sorrido spesso…anche di me stessa 🙂

Daria_firma

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